Un digiuno medico militare tossisce sangue in un fazzoletto bianco. Siamo nel 1900, e il dottor Paul Carton, venticinque anni, brillante interno degli ospedali di Parigi, ha appena ricevuto la diagnosi più temuta dell’epoca: tubercolosi polmonare. La malattia che ha portato via Chopin, Kafka, Čechov, le sorelle Brontë. A quel tempo, la tubercolosi è una condanna a morte lenta. Ma la medicina crede di aver trovato il rimedio: l’ipernutrizione. A Carton vengono prescritti cinque pasti quotidiani comprendenti da duecento cinquanta a cinquecento grammi di carne cruda e da sei a diciotto uova crude al giorno. L’idea è semplice nella sua brutalità: inondare l’organismo di proteine animali per “nutrire” i polmoni malati e “combattere” il bacillo di Koch.
Carton obbedisce. Per settimane inghiotte coscienziosamente questa alimentazione mostruosa. E il suo stato peggiora. Gli sputi di sangue aumentano. La febbre persiste. La fatica lo schiaccia. Una mattina, mentre contempla il piatto di carne cruda che gli pongono davanti, qualcosa si spezza nella sua obbedienza di medico disciplinato. Respinge il piatto. Non mangerà più. Per cinque giorni, Paul Carton digiuna. Cinque giorni senza inghiottire nulla, al disprezzo di tutto quello che i suoi professori gli hanno insegnato. E al quinto giorno, la febbre cala. Gli sputi cessano. L’energia ritorna. Scaricando il suo organismo da questo sovraccarico alimentare tossico, lasciando al suo corpo di dedicare tutta la sua energia alla pulizia interna invece di sprecarla in una digestione permanente, Carton ha fatto quello che la medicina del suo tempo non sapeva fare: ha guarito.
« A furia di ingrandire un’escoriazione del dito, non si vede più la mano che cancrena. »
Questa frase riassume tutta la critica che Carton rivolgerà alla medicina specializzata per il resto della sua vita. Perché l’esperienza della sua stessa guarigione non sarà un semplice episodio biografico. Sarà il punto di partenza di una rielaborazione completa della medicina, una rielaborazione che farà di Carton il padre incontestato della medicina naturalista francese e l’antenato diretto della naturopatia così come la pratichiamo oggi.
Il terreno contro il microbo: Béchamp aveva ragione
Per comprendere la rivoluzione che Carton ha operato nel pensiero medico francese, bisogna tornare al dibattito che ha diviso la scienza del diciannovesimo secolo: la querelle tra Louis Pasteur e Antoine Béchamp. Pasteur difendeva la teoria microbica: la malattia è causata da un microbo esterno che invade l’organismo. Trovate il microbo, uccidete, e il paziente guarirà. Béchamp proponeva una visione radicalmente diversa: il microbo non è niente, il terreno è tutto. Lo stesso bacillo può attraversare un organismo sano senza provocare malattia e devastare un organismo indebolito. Non è il microbo che bisogna combattere, è il terreno che bisogna rafforzare.
Pasteur ha vinto la battaglia mediatica e istituzionale. La medicina moderna si è costruita sulla sua visione: vaccini, antibiotici, antisettici, tutto l’arsenale terapeutico del ventesimo secolo riposa sull’idea che la malattia viene dall’esterno e che bisogna proteggersi da essa. Ma Carton, forte della sua stessa esperienza di guarigione, sapeva che Béchamp aveva ragione. E ha dedicato la sua vita a dimostrarlo.
Quello che Carton osservava nei suoi pazienti confermava la visione di Béchamp. Intere famiglie erano esposte allo stesso bacillo tubercoloso, ma solo alcuni membri si ammalavano. Perché? Perché il loro terreno era diverso. Coloro che mangiavano male, dormivano poco, vivevano in abitazioni insalubri e subivano stress costante erano vulnerabili. Coloro che avevano uno stile di vita sano resistevano all’infezione. Il microbo era solo la goccia d’acqua che faceva traboccare un vaso già pieno. E svuotare il vaso, cioè bonificare il terreno, era infinitamente più efficace che inseguire la goccia d’acqua.
Questa visione del terreno è al cuore di quello che insegno nelle basi della naturopatia. Quando parlo di terreno umorale, di tossemia, di encrassamento, parlo nella linea diretta di Carton e Béchamp. La naturopatia non combatte le malattie. Restaura i terreni.
La critica della caloria: un’unità concepita per le locomotive
Carton non si limitava a contestare la teoria microbica. Attaccava un’altra vacca sacra della medicina nutrizionale: la caloria. E la sua critica era di una precisione devastante.
La caloria alimentare, ricordava Carton, è stata definita dal chimico americano Wilbur Olin Atwater alla fine del diciannovesimo secolo. Atwater aveva concepito il suo sistema per misurare il valore energetico degli alimenti bruciandoli in un calorimetro, un apparato che misura il calore prodotto dalla combustione. Il problema, sottolineava Carton, è che il corpo umano non è un calorimetro. Non brucia i cibi come una locomotiva brucia il carbone. La digestione umana è un processo biochimico infinitamente complesso che dipende da decine di fattori: la qualità della masticazione, la produzione di enzimi, il pH gastrico, la qualità del microbiota, il transito intestinale, lo stress, la fatica. Due persone possono mangiare esattamente lo stesso pasto e trarne quantità di energia radicalmente diverse.
Carton andava oltre. Mostrava che il valore calorico di un alimento non dice nulla del suo valore nutritivo reale. Una caramella di zucchero bianco e una mela possono avere lo stesso numero di calorie, ma il loro effetto sull’organismo è diametralmente opposto. La caramella acidifica il terreno, esaurisce le riserve minerali, nutre le fermentazioni intestinali e non fornisce alcun micronutriente. La mela alcalinizza il terreno, apporta fibre, vitamine, minerali, antiossidanti e nutre il microbiota benefico. Ridurre questi due alimenti allo stesso numero calorico è un’assurdità che ha però governato la dietetica per più di un secolo. E che continua a governarla nella testa di molti medici e pazienti.
Questa critica rimane assolutamente pertinente oggi. Quando consiglio un’alimentazione antinfiammatoria, non parlo mai di calorie. Parlo di qualità, di vitalità, di densità nutrizionale. È l’eredità diretta di Carton.
La triplice costituzione: corpo, forza vitale, spirito
Uno dei contributi più profondi di Carton al pensiero naturopatico è la sua teoria della triplice costituzione. Per Carton, l’essere umano non è riducibile al suo corpo fisico. È composto da tre dimensioni inscindibili: il corpo (la struttura fisica, la biochimica, gli organi), la forza vitale (l’energia che anima il corpo, il principio organizzatore che mantiene la vita) e lo spirito (i pensieri, le emozioni, le credenze, la vita interiore).
Questa visione tripartita ha conseguenze pratiche considerevoli in consultazione. Prendiamo l’esempio della depressione, un motivo di consultazione sempre più frequente. Un medico convenzionale vedrà nella depressione uno squilibrio biochimico (deficit di serotonina) e prescriverà un antidepressivo. Un naturopata formato al pensiero di Carton esplorerà tutte tre le dimensioni.
La dimensione fisica innanzitutto: la depressione può essere la conseguenza diretta di una carenza di magnesio, di vitamine B, di zinco o di ferro. Può risultare da un’ipotiroidismo non diagnosticato, da un’infiammazione cronica di basso grado, o da una disbiosi intestinale che perturba la produzione di serotonina dal microbiota. Queste cause fisiche sono esplorate in dettaglio nel mio articolo sulla serotonina.
La dimensione vitale poi: la depressione può tradurre un esaurimento globale della forza vitale, una fatica profonda dell’organismo che non ha più abbastanza energia per mantenere l’omeostasi emotiva. È spesso il caso di persone che hanno attraversato anni di stress cronico, di affaticamento eccessivo, di cattivo sonno. La forza vitale è come una batteria: se la svuoti più velocemente di quanto la ricarichi, l’organismo finisce per crollare.
La dimensione spirituale infine: la depressione può essere alimentata da credenze negative, da schemi di pensiero distruttivi, da un senso di perdita di significato. Carton, che era profondamente spirituale (era cristiano convinto), considerava che lo spirito ha un potere diretto sul corpo e che le malattie dell’anima si trasformano inevitabilmente in malattie del corpo se non vengono trattate.
Questo approccio tridimensionale è quello che distingue fondamentalmente la naturopatia dalla medicina convenzionale. Non trattiamo organi né sintomi. Accompagniamo esseri umani nella loro globalità. Ed è Carton che ha posto le basi teoriche di questo approccio in Francia.
Il trasformatore energetico: apporti, trasformazione, eliminazione
Carton concepiva l’organismo umano come un trasformatore di energia. Questa metafora, di un’efficienza pedagogica notevole, permette di comprendere in un istante il funzionamento globale della fisiologia umana e i meccanismi della malattia.
Il trasformatore funziona in tre tempi. Il primo tempo è quello degli apporti. L’organismo riceve materie prime sotto quattro forme: i solidi (i cibi che mangi), i liquidi (l’acqua e le bevande che bevi), i gas (l’aria che respiri) e gli apporti sottili (la luce del sole, il calore, le emozioni, i pensieri). Ognuno di questi apporti fornisce energia e materiali di costruzione all’organismo. La qualità di questi apporti determina direttamente la qualità della salute.
Il secondo tempo è quello della trasformazione. È la digestione nel senso ampio, che comprende la digestione meccanica (la masticazione, il rimescolamento gastrico, il peristalsi intestinale) e la digestione chimica (gli enzimi salivari, gastrici, pancreatici, intestinali, la bile epatica, l’azione del microbiota). La trasformazione è il processo con cui i cibi grezzi sono scomposti in nutrienti assimilabili: amminoacidi, acidi grassi, glucosio, vitamine, minerali. È anche il processo che genera rifiuti: rifiuti acidi, cristalli, colle, gas.
« Ogni digestione è una battaglia. »
Questa frase celebre di Carton prende tutto il suo senso quando si comprende la complessità del processo digestivo. Ogni pasto mobilita quantità considerevoli di energia: la secrezione di enzimi, la produzione di acido cloridrico, il pompaggio di sangue verso il sistema digestivo, il lavoro meccanico del peristalsi. Si stima che la digestione di un pasto abbondante consumi fino al trenta per cento dell’energia disponibile dell’organismo. Ecco perché ti senti stanco dopo un pranzo troppo ricco: il tuo corpo dedica l’essenziale delle sue risorse a digerire, e non gli rimane abbastanza energia per le altre funzioni. E ecco perché il digiuno produce un tale recupero di energia: eliminando il lavoro digestivo, l’organismo può finalmente dedicare tutta la sua energia alla pulizia e alla riparazione.
Il terzo tempo è quello dell’eliminazione. I rifiuti prodotti dalla trasformazione devono essere evacuati dall’organismo attraverso gli emuntori. Se l’eliminazione è insufficiente, se gli emuntori sono saturi, i rifiuti si accumulano nel terreno e provocano quello che Carton chiama tossemia: uno stato di encrassamento generalizzato che è, secondo lui, la causa prima di tutte le malattie croniche.
I quattro emuntori: la gerarchia dell’eliminazione
Carton non si limitava a parlare di eliminazione in generale. Stabiliva una gerarchia precisa dei quattro emuntori, queste porte d’uscita attraverso cui l’organismo evacua i suoi rifiuti. Questa gerarchia è ancora insegnata in tutte le scuole di naturopatia e costituisce la base del protocollo di drenaggio che utilizzo in consultazione, in particolare durante i cicli di detox di primavera.
Il primo emuntore, quello che Carton collocava al vertice della gerarchia, è l’intestino. Lo chiamava « la fognatura centrale ». L’intestino è la via di eliminazione più massiccia: ogni giorno evacua i residui della digestione, le cellule morte della mucosa intestinale (che si rinnova ogni tre-cinque giorni), i batteri del microbiota, la bile carica di tossine epatiche. Quando l’intestino funziona male, quando il transito è rallentato da un’alimentazione povera di fibre, dalla mancanza d’acqua, dalla sedentarietà o dallo stress, i rifiuti stagnano, fermentano e producono tossine che sono riassorbite dalla mucosa. È quello che Carton chiamava l’auto-intossicazione intestinale, un concetto che la gastroenterologia moderna sta appena iniziando a riscoprire con il nome di permeabilità intestinale o di disbiosi.
Il secondo emuntore è il rene. Carton lo qualificava come « il filtro degli acidi ». I reni filtrano circa centottanta litri di sangue al giorno, una cifra vertiginosa che dà la misura della loro importanza. Trattengono gli elementi utili (proteine, glucosio, minerali) ed eliminano i rifiuti azotati (urea, acido urico, creatinina) e gli acidi metabolici. Quando i reni sono sovraccarichi, gli acidi si accumulano nei tessuti e provocano dolori articolari, calcoli, tendiniti, gotta. È per questo che Carton insisteva così tanto sull’idratazione sufficiente e sulla riduzione delle proteine animali, principali fonti di rifiuti azotati.
Il terzo emuntore è la pelle. Carton la descriveva come « la valvola di sicurezza » dell’organismo, lo specchio dell’ambiente interno. Quando gli intestini e i reni non riescono più a eliminare una quantità sufficiente di rifiuti, il corpo mobilita la pelle come emuntore di scarico. Le eruzioni cutanee, l’eczema, la psoriasi, l’acne, i foruncoli non sono malattie della pelle in senso stretto. Sono i tentativi dell’organismo di eliminare attraverso la via cutanea quello che non riesce più a eliminare attraverso le vie normali. Sopprimere queste eruzioni con creme cortisoniche senza trattare la causa profonda (l’encrassamento del terreno) è come chiudere la valvola di sicurezza di una pentola a pressione: la pressione sale e finirà per esplodere altrove, sotto una forma più grave.
Il quarto emuntore è il polmone. Carton lo chiamava « il depuratore del sangue ». I polmoni non si limitano a ossigenare il sangue ed evacuare l’anidride carbonica. Eliminano anche acidi volatili e partecipano alla regolazione del pH ematico. Una respirazione superficiale, così frequente nelle persone stressate e sedentarie, diminuisce questa capacità di eliminazione polmonare e contribuisce all’acidificazione del terreno. È per questo che la respirazione profonda e consapevole è uno dei primi consigli che do in consultazione: aumentando la ventilazione, si aumenta l’eliminazione degli acidi e si migliora l’ossigenazione di ogni cellula.
La saggezza di Carton risiede nella gerarchia che stabilisce tra questi emuntori. In naturopatia, non si drena a caso. Si inizia sempre debloccare la fognatura centrale (gli intestini) prima di stimolare gli altri emuntori. Se dreni i reni o la pelle mentre l’intestino è saturo, le tossine mobilitate non hanno dove andare e lo stato del paziente peggiora. È la trappola classica delle cure « detox » mal condotte che provocano crisi curative violente invece di una pulizia delicata.
La malattia come maschera: sollevare il velo
Carton aveva una metafora affascinante per spiegare la malattia: è una maschera posta su un terreno ingombro. Togliere la maschera (sopprimere il sintomo) senza ripulire il terreno non è solo inutile ma pericoloso, perché il terreno ingombro troverà un’altra via di espressione, spesso più profonda e più grave.
Un eczema soppresso dalla cortisone può trasformarsi in asma. Una febbre abbassata dal paracetamolo può prolungare un’infezione che il corpo stava combattendo efficacemente. Una diarrea fermata da un antidiarroico può comportare un riassorbimento di tossine che l’organismo cercava di evacuare. Ogni volta che la medicina sopprime un sintomo senza cercare la causa, affonda la malattia più profondamente nell’organismo. È quello che gli omeopati chiamano soppressione, e Carton ne aveva una consapevolezza acuta ben prima che questo concetto fosse formalizzato.
Questa visione della malattia come allarme piuttosto che come nemico da combattere è uno dei pilastri della naturopatia. Il sintomo non è il problema. Il sintomo è il messaggero del problema. E uccidere il messaggero non risolve mai il problema.
Il movimento come motore della vita cellulare
Carton accordava al movimento un posto centrale nella sua concezione della salute. Per lui, la vita è movimento. Ogni cellula vibra, ogni fluido circola, ogni organo palpita. L’immobilità non esiste in un organismo vivente. E quando il movimento rallenta, quando la circolazione si blocca, quando i fluidi stagnano, la malattia si installa.
Il movimento fisico, in particolare la camminata, attiva la circolazione sanguigna e linfatica, stimola il peristalsi intestinale, favorisce la sudorazione, migliora la respirazione e nutre il sistema nervoso attraverso la produzione di endorfine. Carton non prescriveva « sport » nel senso moderno e competitivo del termine. Prescriveva movimento naturale: camminare, salire le scale, fare giardinaggio, nuotare, ballare. Movimenti della quotidianità, integrati nella vita di tutti i giorni, che mantengono il corpo in uno stato di funzionamento ottimale senza estenuarlo con sforzi eccessivi.
Questa prescrizione di movimento delicato è anche quella di Lindlahr, il naturopata americano che condivideva con Carton questa convinzione che la sedentarietà è uno dei flagelli maggiori della civiltà moderna. Ed è quella che raccomando a ognuno dei miei consultanti: trenta minuti di camminata veloce al giorno, all’esterno, a contatto con la luce naturale, sono sufficienti per trasformare profondamente la fisiologia di un organismo sedentario.
L’alimentazione secondo Carton: mangiare meno, mangiare meglio, mangiare vivo
Dopo la sua guarigione dalla tubercolosi, Carton si rivolse a un’alimentazione largamente vegetariana, ricca di verdure, frutta, cereali integrali e povera di proteine animali. Non predicava il veganesimo rigoroso ma una riduzione drastica della carne, dei salumi, dei grassi animali e dello zucchero raffinato.
Carton insegnava tre principi alimentari fondamentali. Il primo: mangiare meno. Il sovraccarico alimentare è il nemico numero uno della salute. L’organismo moderno, sedentario e stressato, non ha bisogno delle quantità di cibo che gli imponiamo. Tre pasti abbondanti più due spuntini è troppo per un corpo che rimane seduto dodici ore al giorno. Carton consigliava di ridurre le quantità di un buon terzo rispetto alle abitudini correnti, e di saltare regolarmente un pasto per lasciare che l’organismo respirasse.
Il secondo principio: mangiare meglio. La qualità prevale sulla quantità. Un pasto composto da verdure fresche del mercato, da cereali integrali e da una piccola porzione di proteine di qualità nutre infinitamente meglio che un pasto due volte più abbondante a base di prodotti trasformati. Carton non contava le calorie (aveva demolito questa nozione, come abbiamo visto). Valutava la vitalità degli alimenti, la loro capacità di nutrire e rigenerare le cellule piuttosto che semplicemente riempire lo stomaco.
Il terzo principio: mangiare vivo. Gli alimenti crudi, freschi, non trasformati, contengono enzimi, vitamine e un’energia vitale che la cottura distrugge. Carton non proscriveva la cottura (non era un crudista radicale), ma consigliava che almeno la metà dell’alimentazione fosse composta da cibi crudi: insalate, frutta fresca, verdure da sgranocchiare, semi germogliati. Questa proporzione di crudo assicura un apporto sufficiente di enzimi digestivi esogeni che alleggeriscono il lavoro del pancreas e migliorano l’assimilazione.
L’eredità vivente di Carton
Paul Carton è morto nel 1947, ma la sua influenza sulla naturopatia francese è immensa e duratura. Pierre-Valentin Marchesseau, che fonderà la naturopatia ortodossa negli anni cinquanta, è direttamente frutto della sua linea di pensiero. La nozione di terreno, la gerarchia degli emuntori, il trasformatore energetico, la critica della specializzazione medica, la visione tridimensionale dell’essere umano: tutti questi concetti marchessiani sono in realtà concetti cartoniani arricchiti e sistematizzati.
Quando ricevo un consultante in studio e gli spiego che il suo eczema non è un problema di pelle ma un problema di eliminazione, che la sua fatica cronica non è una mancanza di volontà ma un esaurimento della sua forza vitale, che la sua depressione non è un deficit di serotonina ma una crisi globale del suo organismo fisico, vitale e spirituale, parlo il linguaggio di Carton. Quando esploro la sua alimentazione, il suo transito, il suo sonno, il suo stress, le sue emozioni, le sue credenze, faccio quello che Carton faceva un secolo fa nel suo studio di Brévannes: tratto l’essere umano nella sua globalità invece di trattare un organo isolato.
La medicina moderna sta iniziando a riscoprire alcune intuizioni di Carton. Il microbioma intestinale, la permeabilità intestinale, l’infiammazione cronica di basso grado, l’asse intestino-cervello: tutte queste nozioni all’avanguardia della ricerca scientifica attuale confermano quello che Carton affermava già all’inizio del ventesimo secolo. Il terreno conta più del microbo. La digestione è davvero una battaglia. E gli emuntori sono davvero le porte d’uscita della malattia.
Carton si situa a un incrocio essenziale della storia della naturopatia. A monte, eredita da Ippocrate (il terreno, la vis medicatrix naturae), da Béchamp (il terreno contro il microbo), e da Lindlahr (la responsabilità individuale, la Nature Cure). A valle, trasmette a Marchesseau gli strumenti concettuali che strutturalizzeranno la naturopatia europea: il trasformatore energetico, la gerarchia degli emuntori, la triplice costituzione. E più lontano ancora in questa linea, Salmanoff verrà ad aggiungere la dimensione circolatoria e capillare a questo edificio, completando così il puzzle della naturopatia moderna.
Se ritieni una sola cosa da questo articolo, ricorda la frase di Carton che contiene tutta la sua filosofia: « Ogni digestione è una battaglia. » Abbi cura del tuo terreno, sblocca i tuoi emuntori, mangia meno e mangia meglio, muoviti ogni giorno, e lascia che la tua forza vitale faccia il resto. È il più semplice e potente consiglio di salute che la naturopatia possa offrire. Vuoi valutare il tuo status? Fai il questionario vitalità-tossemia gratuito in 2 minuti.
Per approfondire
- Ann Wigmore: la germinazione e l’alimentazione viva in naturopatia
- Bernard Jensen: l’iridologia e lo spazzolamento a secco, la pelle come emuntore
- Kneipp: l’abate del freddo e le radici dell’idroterapia naturopatica
- Kousmine: i 6 pilastri e l’intestino motore delle malattie
Ricetta sana: Minestrone primaverile: La zuppa di verdure: il piatto di Paul Carton.
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